Francesco Lupo
Homo Homini, 2016
Cemento, ferro
300 × 180 × 180 cm
Luigi Mainolfi
Centaura Oro, 2006
Bronzo
172 × 143 × 54 cm
Bruno Munari
Da una scultura da viaggio, 1959/1985
Acciaio
250 × 150 × 75 cm
Umberto Cavenago
L'alcòva d'acciaio di Umberto Cavenago, 2014
Acciaio CorTen
380 × 220 × 420 cm
Paolo Grassino
Fiato, 2005
Alluminio
250 × 185 × 75 cm
Ermanno Barovero
Ibrido Trafitto, 1987
ferro, lamiera dipinta con smalti
300 × 145 × 60 cm
Nazareno Biondo
Aquilera a sonagli, 2014
Pneumatici, marmo di Carrara, legno, ferro
280 × 280 × 230 cm
Brown Bristol Monoplane; Silver Nieuport; Red Fokke
Wouter klein velderman, 2015
Telo pvc, tubi neoprene, corde in canapa sintetica
Dimensioni ambientali
Davide Rivalta
Leoni, 2017
Bronzo
90x250x70 cm

La tecnica di Davide Rivalta si può definire come "impressionismo scultoreo".
Le sculture riproducono i felini fotografati dall'artista al Centro di Tutela e Recupero della Fauna Selvatica del Monte Adone, in provincia di Bologna, sua città d'origine. A partire dal disegno che segue la fotografia, le due opere di Rivalta presenti nel parco sono fusioni in bronzo a grandezza reale di grande perizia artistica e collocate in uno dei luoghi di maggior valore paesaggistico e panoramico danno il nome al vasto prato che dominano: il prato dei Leoni di Rivalta. 
Come nel celebre impressionismo pittorico francese del '800 la forza espressiva di un'immagine viene resa dalla sapiente tecnica dell'artista che ricerca non l'esattezza naturalistica, bensì una trasposizione dell'impressione prima che caratterizza il nostro sguardo sul mondo. Il risultato, che riporta tutti i gesti sull'argilla manipolata in origine, sin nelle singole impronte della mano, così come i segni delle successive fasi della fusione, trasfonde l'espressione dell'animale nella statua come dal vero e riesce così a invitare lo spettatore ad una relazione vitale con l'opera.
Nel contesto espositivo del parco i Leoni quindi più che essere semplicemente collocati in un tipico terrazzamento di vetta in Langa, paiono abitare davvero il luogo, come fosse scelto da autentici animali selvatici.

Salvatore Astore
Sutura e Forma, 2010
Acciaio inox
258,5 x 455 x 107

E' attraverso i linguaggi della scultura, della pittura e del disegno che Salvatore Astore, a partire dagli anni '80, si affaccia all'interno del panorama artistico italiano e internazionale, muovendo attorno ai concetti di forma, spazio, tempo e materia. Sutura e Forma è una elaborazione della serie di installazioni Calotte, suo personale percorso artistico sperimentale di verità essenziali della struttura e del pensiero. Per giungere al risultato di minimalismo organico con cui domina lo spazio e cattura la luce e il calore compie un'opera di chirurgia anatomica realizzando un "frankenstein" di concezione metafisica. Una forma che si esprime pienamente solo se le immagini vengono suturate come su un corpo umano secondo una visione antropocentrica della relazione tra il pensiero e l'ambiente. Un faro di lastre d'acciaio solcato dalle cicatrici della volontà e della tecnica, totem delle infinite possibilità di ricerca della perfezione, un insieme unico che trasforma il miraggio dello sguardo con la forza della propria presenza. 

Paolo Grassino
Semilibertà, 2007
Alluminio
175 × 57 × 300 cm
Ronald Ventura
Shadow Blades, 2016
Bronzo
350 × 206 × 76 cm
Paolo Grassino
Branco, 2010
Alluminio
6 elementi 80 × 50 × 110 cm
Renato Sabatino
HG80, 2014
Resina
165 × 143 × 340 cm
Gabriele Garbolino Rù
C'est la vie, 2008
Alluminio
300 × 100 × 100 cm
Domenico Borelli
La colonna e il sacro, 2011
Gesso, legno, ferro
Dimensioni ambientali
Domenico Borelli
Foca, 1989
Bronzo
230 × 90 × 30 cm
Simona Mosca e Demis Pascal
Desiderio, 2016
Valigie, legno, ecopelle, ferro
250 × 250 × 250 cm
Domenico Borelli
Colonna, 2012
Alluminio
500 × 90 × 90 cm
Nicus Lucà
Arbre Magique 'Coltan', 2010
Acrilico e vernice su legno fenolico
197×115×1 cm